gio, 3 maggio 2007
La ricetta di oggi arriva da una terra che amo profondamente. Terra dai profumi, colori e suoni inconfondibili. Terra di magica gente e di poesia. Napoli. È Elisabetta a regalarci questa creazione, una ragazza che segue da tempo questo blog pur essendo del tutto estranea alla blogosfera.
Elisabetta racconta di averla ideata in un giorno di pioggia, in occasione del compleanno di suo padre. Frolly, la sua gatta è rimasta a guardarla per tutto il tempo. La nostra amica gusta solitamente il suo tè in una tazza di ceramica bianca giapponese, ma ama cambiare spesso a seconda del tipo di infuso. Se pensa al tè pensa alla Cina e ad un odore intenso. Le piacerebbe inventare una miscela che combini le foglie di tè con le verdure più originali e preferisce il tè nero, soprattutto perchè ha un infuso molto colorato e un sapore dolce.
Trovo che Elisabetta abbia avuto una buona intuizione: nella preparazione della torta ha utilizzato una miscela a base di tè verde molto profumata, che contrasta in maniera efficace il retrogusto pungente dello zenzero.
Ingredienti:
• 200 g di burro ammorbidito (più extra per la tortiera)
• 170 g di zucchero
• 175 g di farina autolievitante
• 3 cucchiaini di zenzero in polvere
• 3 uova sbattute
• 450 g di pere mondate e tagliate a fette sottili, spruzzate con succo di limone
• 1 cucchiaio di zucchero di canna
• 2 cucchiaini di tè all’albicocca e miele (o a scelta mela e cannella)
Imburrate una profonda tortiera di 20 cm di diametro e foderatene il fondo con carta da forno.
Mettete 175 g del burro insieme allo zucchero in una terrina.
Setacciatevi la farina, lo zenzero e unitevi le foglie di tè e le uova.
Sbattete con la frusta per amalgamare il tutto.
Versate il composto nella tortiera e livellatene la superficie con una paletta.
Disponete le fette di pera sul composto. Spolverizzate con lo zucchero di canna e condite con il burro rimasto.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 35-40 minuti, finché la torta non diventa dorata ed elastica al tatto.
Servitela possibilmente tiepida, accompagnandola, a piacere, con del gelato alla crema.

All’uomo che più di ogni altro ha rappresentato la magia di questa terra. Un piccolo omaggio, frutto della mia devozione.
“L’ammor’è na cosa
c’addora di rosa…
ca rosa nunn’è…
nduvina ched’è?”
“È rosa?…E scusate, sapite perché?”
“È rosa ‘o culore
che serve p’ ‘ammore.
L’ammore nun c’è
si rosa nunn’è.
“L’addore che c’entra…si rosa nunn’è?”
“Pecché dinto maggio,
se piglia curaggio.
Sentenno l’addore
te nasce l’ammore.”
“A maggio sultanto?…E sapite pecché?”
“È maggio pè n’anno
pè chille c’ ‘o ssanno.
Pè chi nun vò bene
stu mese nun vene.”
“Nun c’è…pecché ‘ammore
è forte delore,
ca pare na cosa
c’addora di rosa.”
Tag: de filippo, poesia, ricette, torta, zenzero
Acquista





Per segnalare manifestazioni, corsi ed eventi legati al tè scrivete 
Contattami
RSS Articoli
RSS Commenti
3 maggio 2007 alle 11:59
Emozionata termino la lettura della ricetta di questa magnifica torta e della poesia dell’indimenticabile Eduardo, mio adorato conterraneo!
Buona giornata acilia e grazie !
fior
3 maggio 2007 alle 14:11
dalla foto la torta sembra molto soffice con quel bel colore giallognolo, immagino dato dall’utilizzo del tè. Complimenti ad Elisabetta per questa bella ricetta, e anche per la fotografia che rende molto.
4 maggio 2007 alle 08:41
Che impareggiabile emozione riscoprire una poesia non più letta da molto, troppo tempo! La torta è da provare, intanto un saluto e un grazie anche ad Elisabetta
Vinaigrette
4 maggio 2007 alle 20:21
La poesia è bellissima.
L’idea di ospitare altre persone e altre ricette è stata eccezionale complimenti. E’ bello da parte tua l’entusiasmo di dare spazio e riconoscimento agli altri.
Passo sempre con estremo piacere
Sergio
5 maggio 2007 alle 18:09
già l’amore,è sempre bello leggere e magari saper scrivere parole d’amore,parole ke vengono dal cuore,magari dopo una notte d’amore!io purtroppo sn anni ke nn so più cosè l’amore,almeno quello provato in prima persona.ho provato ad innamorarmi,ma nn so xkè nn lo sn mai stato veramente negli ultimi anni!e c sto male!forse xkè la ragazza cn cui sn stato nn ero convinto fosse quella giusta,ma se x questo allora quella giusta x me ancora nn lho incontrata!ho conosciuto l’amore vero solo 10 anni fa,ero folle d lei,ma purtroppo nn è durata,ma infondo eravamo piccoli,ma molto complici!e ora a distanza di 10 anni la complicità cè sempre,anke la passione,il desiderio,ma anke tanta dolcezza!è stata una giornata,una nottata insieme,intensa,indimenticabile.sento ancora il suo profumo,la sua voce,la luce dei suoi okki….e quasi mi vien da piangere!avrei voglia d prendere la makkina e tornare lì nel suo nido,e poter rivivere quelle sensazioni,quelle emozioni,potermi sentire d nuovo innamorato!svegliarmi d notte aprire gli okki e vedere ke lei è ancora lì al mio fianco,poterla abbracciare nel sonno,svegliarsi la mattina…e kissà magari questa volta poter andare al bar d sotto x comprarle i cornetti al cioccolato!
l’amore….vorrei davvero incontrarlo per poterlo vivere intensamente,e nn una sola notte,ma tutta la vita!
6 maggio 2007 alle 20:14
@fiordibrughiera
La poesia è tratta dal libro “Eduardo De Filippo – Le poesie”: ce ne sono altre molto belle, ti consiglierei di acquistarlo.
Grazie a te, un abbraccio.
Un bacio per Vinaigrette e FrancescaV e un saluto a Sergio.
7 maggio 2007 alle 15:59
di quel libro di poesie, oramai con le pagine consumate, adoro soprattutto quella.
io povero guitto di provincia, quante volte ho provato a misurarmi con i testi di Eduardo… ma oltre al cuore mi mancava la “napolanità”.
a presto.
8 maggio 2007 alle 00:18
@Sergiott
La “napoletanità” si può acquisire, il cuore è senza dubbio un validissimo ausilio.
La bellezza di un testo, quando è straordinaria, sono certa arrivi comunque. In qualunque modo.
A presto
8 maggio 2007 alle 08:41
Sono stato nella città partenopea di recente e anche io me ne sono innamorato tanto.
La ricetta è deliziosa.
Un abbraccio al profumo di zenzero
16 maggio 2007 alle 15:33
Ll’ammore
Ll’ammore è comme fosse nu malanno
ca, all’intrasatta, schioppa dint’ ‘o core
senza n’avvertimento, senza affanno,
e te pò ffà murì senza dulore.
Principe Antonio de Curtis in arte TOTO’
Scusate ma se si parla di napoletanità non potevo non intervenire, e ancora complimenti per il delicato blog.
16 maggio 2007 alle 20:04
@olivariidea
Anche questi versi sono bellissimi. Grazie, per lo spunto e per i complimenti.