sab, 3 marzo 2007
Quando, nel perlaceo tremolio di un’alba primaverile, gli uccelli sussurrano misteriosamente fra gli alberi, non avete mai avuto la sensazione che parlino di fiori, ciascuno con il proprio compagno?
Per l’umanità, l’amore per i fiori deve esser nato contemporaneamente alla poesia amorosa.
Nella gioia come nella tristezza, i fiori sono i nostri amici fedeli. Con i fiori mangiamo, beviamo, danziamo e amoreggiamo. Con i fiori ci sposiamo e battezziamo. Senza di loro non osiamo morire.
I maestri del tè nutrono una religiosa venerazione per i fiori. Non colgono mai a caso, ma scelgono con cura ogni ramo e ogni frasca, senza perdere mai di vista la composizione artistica che hanno in mente. Tagliare più di quanto è strettamente necessario sarebbe per loro una vergogna.
Lasciano sempre le foglie, se ve ne sono, insieme al fiore, poiché il loro scopo è quello di presentare la vita floreale integra nella sua bellezza.
Quando un maestro del tè ha disposto un fiore in un modo che lo soddisfa, lo colloca nel tokonoma, il posto d’onore nella stanza del tè. Accanto a esso non metterà nulla che possa interferire con l’effetto prodotto, neppure un dipinto, a meno che non abbia un particolare motivo estetico per accostarli.
Il fiore nel tokonoma è come un principe sul trono; gli ospiti o i discepoli che entrano nella stanza lo saluteranno con un profondo inchino, prima di rivolgersi al padrone di casa.
Quando un fiore appassisce, il maestro lo affida teneramente al fiume, oppure lo seppellisce con ogni cura. Talvolta vengono persino eretti monumenti in sua memoria.
L’arte di disporre i fiori sembra sia nata contemporaneamente al tèismo (in inglese Teaism, culto del tè), nel XV secolo.
Le nostre leggende attribuiscono la prima composizione floreale agli antichi santi buddisti, che raccoglievano i fiori recisi dalla tempesta e, nel loro infinito amore per ogni essere vivente, li mettevano in vasi colmi d’acqua.
Si narra che uno dei primi a praticare quest’arte sia stato ōami, il grande pittore ed esperto d’arte della corte di Ashikaga Yoshimasa. Con il perfezionarsi del rito del tè sotto Rikyū, alla fine del XVI secolo, anche l’arte di disporre i fiori giunge a pieno sviluppo.
La composizione di fiori di un maestro del tè perde significato se viene tolta dal luogo per il quale è stata originariamente concepita, giacché le sue linee e le sue proporzioni sono state pensate in funzione dell’ambiente circostante.
Il maestro del tè ritiene che il suo compito debba limitarsi alla scelta dei fiori, lasciando che siano questi ultimi a narrare la propria storia. Se entrate in una stanza del tè alla fine dell’inverno, potrete vedere un sottile ramo di ciliegio selvatico accostato a una camelia in boccio; è un’eco dell’inverno che sta per lasciarci, unita a un annuncio di primavera. Se invece vi recate a un tè pomeridiano in un giorno d’estate particolarmente caldo, nell’ombrosa frescura del tokonoma potrete scoprire un unico giglio in un vaso appeso; cosparso di rugiada, sembra sorridere all’insensatezza della vita.
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3 marzo 2007 alle 22:21
un petalo sfiora la pelle come un pensiero docile si accomoda nella luce di una assolata sveglia estiva …
4 marzo 2007 alle 10:17
che bello!!!
5 marzo 2007 alle 01:12
Quanta vita in un fiore, discreta, accogliente, sorridente, fino al suo estinguersi…
Che racconto stupendo! Grazie !!!
Credo acquisterò il libro da cui è tratto.
Grazie ancora,
fior
5 marzo 2007 alle 15:00
Dolce Acilia, è sempre un piacere passare di qua e deliziarsi con i profumi delle tue parole… e dei tuoi tè… Ti ho dato qualche idea x i pesci!
Venus
5 marzo 2007 alle 15:03
ciao mia cara
Sto organizzando una sei giorni di degustazine di té qui a Trento, nell’ambito di un festival di letteratura.
Ogni giorno uno Stato e una persona di quello Stato che ne parla
Tunisia, Marocco, Giappone, Inghilterra, Sri Lanka.
Sono molto contenta e non vedo l’ora di capire tante cose
Suggerimenti? Incoraggiamenti?
5 marzo 2007 alle 15:03
ero comidademama ^_^
6 marzo 2007 alle 10:49
@ElenaC
Trovo sia un’idea molto bella, hai tutto il mio appoggio.
Ho sempre sostenuto e promosso il connubio tè-letteratura, anche qui.
Iniziano ad essere sempre più numerose le iniziative e le manifestazioni legate all’universo del tè e questo mi fa molto piacere.
Brava e in bocca al lupo, facci sapere cosa ne viene fuori
6 marzo 2007 alle 11:59
“Lo zen e la cerimonia del te`” e` un libro di cui conosco il titolo ma di cui non ho mai affrontato la lettura; considero la tua, come una proposta a scoprire questo volume.
Un plauso alla foto, conquista lo sguardo.
Kja.
6 marzo 2007 alle 22:23
amo molto i fiori
ciao
8 marzo 2007 alle 08:27
mi incuriosisce molto il libro di cui parli, sono un amante del te ma son così ignorante in merito…
complimenti per la fotografia è vermanente bella!
max
http://lapiccolacasa.blogspot.com
9 marzo 2007 alle 11:18
@Kja
Permettimi di regalartelo allora. Ci vedremo presto
@Max
E’ un libro molto particolare: Okakura fu un grande studioso dell’Oriente e un poeta, e in queste pagine ha voluto raccontare i caratteri dell’orientalità attraverso il simbolo del tè. Lo fa come in un romanzo e la lettura che ne deriva è molto piacevole e a tratti affascinante.