gio, 4 maggio 2006
Pochi sanno che le antenate delle attuali sale da tè sono le case.
Le prime a comparire furono quelle della città cinese di Hangzhou, che rappresentavano il punto di incontro dei ricchi commercianti e funzionari che vi giungevano per imparare a suonare un nuovo strumento musicale. Erano dotate di ogni arredo di lusso, da collezioni di pini e cipressi nani, alle opere dei grandi calligrafi; i servizi da tè erano di porcellana fine e le qualità di tè tra quelle più pregiate.
Pian piano, accanto a quelle pubbliche, si fecero strada anche le case da tè private: letterati colti e raffinati avevano all’interno delle proprie abitazioni delle stanze opportunamente adibite alla preparazione e degustazione del tè. Ancora oggi sono visitabili quelle dei famosi giardini di Suzhou, solitamente circondate da siepi di loto o laghi artificiali in miniatura e incorniciate da vaste pareti su cui si aprono insolite finestre dalle forme più bizzarre: foglie, fiori, vasi o luna piena. Pensate a quanto sarebbe curioso, poter guardare attraverso la luna e scorgervi un paesaggio.
Queste case private avevano arredi essenziali, tra cui immancabilmente era previsto un giaciglio per il riposo, un piccolo tavolo con sedie di legno e gli utensili tradizionali della preparazione del tè.
Lu Yu, nel suo Canone, descrisse un ulteriore genere di casa da tè privata, caratterizzata da un’ideale di sobrietà e coltivata dalla religione buddhista. Un tetto di paglia che poggiava su elementi portanti di legno non laccato o semplice bambù, delle pareti di carta fissate su una fragile intelaiatura, elementi d’arredo molto essenziali in legno, servizi da tè in terrecotte.
Durante l’ultima dinastia, la frequentazione delle case da tè si estese a quasi tutte le fasce della popolazione: dall’alba a mezzanotte erano popolate da giovani e anziani, alcuni dei quali vi andavano per dissetarsi e mangiare, altri per assaggiare vari tipi di tè, altri ancora per parlare d’affari, concludere accordi, organizzare matrimoni, ricevere visitatori.
Le abitudini ovviamente differivano da una regione all’altra del paese e da nord a sud erano diverse anche le preferenze in merito alle qualità e l’accompagnamento del tè. A Nord, per esempio, la gente usava bere (e pare beva tuttora) due soli tipi d’infuso: il tè verde e il tè ai fiori. Nelle case da tè di Pechino veniva servito di solito insieme a piattini di semi di melone o arachidi.
Una casa da tè particolarmente famosa portava un nome bellissimo: La Nuvola Verde. Tra le specialità che vi si servivano c’era il tè Dea Ferrea della Misericordia. Non lo trovate anche voi un carnevale di immagini straordinariamente evocativo? E c’erano anche le case del Ponte delle Delizie a fare da contrappunto a quell’eleganza aristocratica: era il quartiere cittadino dei divertimenti, dove insieme alle esibizioni dei cantastorie e degli acrobati si poteva consumare del tè.
Ma quello che si è diffuso in tutto il mondo fu lo stile delle case da tè del Sud, soprattutto attraverso l’influenza dell’isola di Hong Kong. Secondo questo costume, le case da tè si sviluppavano su piani differenti, più importanti nel servizio e più costosi man mano che si accedeva gradualmente all’ultimo piano.
Ed eccoci arrivati così in Europa. La grande diffusione del tè fece nascere anche qui diversi ritrovi per la sua degustazione: l’iniziativa di inserire il tè nella lista d’offerta ai clienti fu presa per la prima volta dall’inglese Thomas Garraway, nella sua coffee house londinese, nel 1657.
Nel nostro Paese, le sale da tè si ispirarono, all’inizio del secolo scorso, a quelle viennesi e la più antica risale al 1893, a Roma: fu aperta con l’intento di riproporre la tradizione inglese e dare accoglienza alla clientela femminile, la cui presenza in un caffè avrebbe infranto le regole di bon ton.


Tag: case da tè, sale da tè
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5 maggio 2006 alle 14:20
mmmm che voglia di tè che mi hai fatto venire *_*
peccato che da quando ho cambiato lavoro non ho più la possibilità di farmelo durante la giornata….
bellissimo blog!
5 maggio 2006 alle 16:58
ti leggerei per ore
5 maggio 2006 alle 19:09
Che bello, un raccontare in punta di piedi….
5 maggio 2006 alle 22:45
Che meraviglia è leggerti…,carissima Acilia!!! La tua prosa è esattamente una prosa poetica, nel senso etimologico del termine e cioè di prosa evocativa o meglio ancora di prosa che crea situazioni sentimentali e le risolve poeticamente.
Insomma, mi piace davvero tanto venire a trovarti e leggerti.
Grazieeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!
baci baci affettuosi
6 maggio 2006 alle 18:19
Bello leggere tutte queste delicatezze sulla nostra bevanda preferita…
6 maggio 2006 alle 18:35
è vero, alcune cose non cambiano mai, ma in fondo alle donne piace avere dei spazi speciali tutti per loro.
Un abbraccio!
rosso fragola
6 maggio 2006 alle 21:40
@Colubrina
Ben arrivata
@peterparker999
E’ il più bel complimento che un uomo mi abbia mai fatto, ad oggi
@ooohopla
Caro professore, peccato sia solo la mia prosa a creare situazioni sentimentali!
Grazie per i tuoi apprezzamenti; mi auguro riesca ad interessarti e incuriosirti anche il contenuto di ciò che scrivo
7 maggio 2006 alle 12:49
Ma certooooooooooooo!!!!, carissima Acilia, che mi interessa molto anche il contenuto dei tuoi post, dai quali imparo sempre così volentieri…..!!!
Infatti non il molto sapere soddisfa l’anima, ma il gustare le cose interiormente
Buona giornata e un bacio
8 maggio 2006 alle 09:12
..è un invito per venire a prendere il tè a casa tua molto presto?
)
Buona Settimana, carissima!
9 maggio 2006 alle 09:11
Questi tuoi post e le tue foto mi ricordano in qualche modo
un bel film che si chiama “primavera, estate, autunno, inverno”
In quel caso “la casa” però era essenziale, di legno ed in mezzo ad un lago. Un po’ come la tua.
Ti abbraccio forte
Pablo
9 maggio 2006 alle 22:16
@unosguardolieve
Un monaco e il suo giovane discepolo: un cammino verso la via per “l’illuminazione”. Ho visto quel film e mi è piaciuto molto. Possiede quell’inconfondibile profumo orientale, lunghi e profondi silenzi, immagini sublimi.
…Contenta di avertelo ricordato.
Ricambio l’abbraccio forte.