lun, 17 ottobre 2005
Proviamo a capire quanti tipi di tè esistono.
Una degna classificazione meriterebbe centinaia di pagine. Ma state tranquilli, io ne azzarderò una più indegna
Una delle prime domande che personalmente mi sono posta, quando ho cominciato a muovere i primi passi verso questo mondo, è stata questa: le diverse tipologie di tè si classificano per colore, odore, sapore, forma delle foglie, metodo di raccolta, processo di lavorazione? (prezzo?!) Presto ho capito che molte di queste ipotesi vanno realmente ad intrecciarsi, e spesso il differente colore attribuito al tè è una indicazione del processo di lavorazione.
Premetto che il tè, qualsiasi tè, si ottiene dalla lavorazione delle foglie della Camellia Sinensis, originaria della Cina, o della Camellia Assamica, originaria dell’India settentrionale.
Tè verde, bianco, nero, rosso, semifermentato (o oolong), aromatizzato, postfermentato (o puerh).
Prima di iniziare l’interessante rassegna però, è utile spiegare il significato della parola fermentazione, perché è un concetto che ritroverete spesso se sceglierete di bere del tè in foglia sfusa.
La fermentazione non è altro che quel processo chimico da cui dipendono il colore, l’aroma e il sapore dell’infusione; si ottiene esponendo le foglie a un’atmosfera satura d’umidità (90% almeno) dopo averle distese su grandi lastre di cemento, vetro o alluminio. La temperatura dell’aria deve essere accuratamente mantenuta tra i 22 e i 28°C in modo da scaldare inizialmente la foglia e poi lasciare che si raffreddi. Per intenderci, una fermentazione troppo breve toglierebbe forza all’infuso, mentre una fermentazione troppo lunga lo priverebbe di profumo.
Ora direi che siamo pronti.
Il primo, il tè verde, è quasi certamente quello più conosciuto e commercializzato, anche per il suo frequente utilizzo negli ultimi tempi in ambito cosmetico.
È un tè non fermentato e proprio in virtù di questo le sue foglie conservano il loro colore verde.
Tutti i tè verdi sono diffusi a foglie intere: piatte, attorcigliate, arrotolate in lunghezza o appallottolate; unica eccezione, il Matcha, polverizzato del Giappone.
Il tè bianco è uno dei tè cinesi più preziosi e rari ( e costosissimi aggiungerei io); si distingue da tutti gli altri perché non subisce alcuna trasformazione: una volta raccolto, viene semplicemente essiccato. E’ considerato dalla dinastia Song la bevanda dell’immortalità.
Mentre il Pai Mu Tan resta piuttosto abbordabile, lo Yin Zhen, prodotto in quantità estremamente limitata, è uno dei tè più cari al mondo (pensate, la sua raccolta avviene soltanto due giorni all’anno e può essere vanificata se si solleva il vento o cade la pioggia).
Le sue foglie argentee ne fanno un infuso molto cristallino e delicato. Il nostro palato occidentale, abituato a sapori tannici, potrebbe essere deluso da questo tè perché potrebbe non coglierne le sottigliezze.
Il tè nero, fermentato, deve invece la sua fortuna all’Occidente che lo introdusse in India, a Ceylon e in Africa, dove ancora oggi gode della preferenza delle popolazioni locali. In pratica, è il tè che fino ad oggi tutti abbiamo usato più comunemente come bevanda (soprattutto in bustine).
I colori bruni e dorati di questo infuso sono probabilmente più idonei a sedurre il gusto di noi europei, abituati al rosso e al ruggine dei vini e alle sfumature ocra delle birre. Ma al di là di questi dati generali la personalità dei tè neri è molto diversa da un paese all’altro.
Il tè semifermentato (o oolong) trae il suo nome dall’inglesizzazione del termine cinese Wu Long (“drago nero”); è sottoposto solo a un inizio di fermentazione e coniuga il gusto dei tè neri alla delicatezza dei tè verdi: più soave dei primi, ma dal sapore meno vegetale dei secondi, ha un leggero aroma di bosco, un gusto dolce. Gli oolong sono prodotti principalmente nel Fujian (Fukien) e a Taiwan e li si riconosce dall’aspetto delle loro foglie voluminose e mai arrotolate (le foglie del tè semifermentato assumono un’infinità di forme stravaganti e gli esegeti cinesi si sono divertiti a descriverle). L’oolong più consumato dai cinesi è il Ti Kuan Yin, “dea in ferro della Misericordia”, un classico molto legnoso.
La parte più divertente arriva con i tè aromatizzati. Aggiungendo alle foglie petali o boccioli di fiori, pezzi di frutti, spezie o oli essenziali si possono ottenere le miscele più disparate. Tra le essenze più usate ad oggi ci sono il gelsomino, il crisantemo dolce, il loto, i petali di rose e le scorze d’arancia. L’infatuazione per i tè aromatizzati è nata in alcuni paesi europei, come Francia e Germania, e risale solo agli anni Settanta.
In ultimo il tè postfermentato (o puerh). Il nome deriva dalla città dove veniva commerciato ed è postfermentato perché subisce una lavorazione molto particolare che gli conferisce un sapore che ricorda per l’appunto la terra bagnata. Lo vendono in vari formati: a foglie sciolte, a palline e panetti ed è senza dubbio l’unico tè che può essere conservato molto a lungo grazie al suo processo di preparazione (alcuni tipi sono addirittura lasciati affinare in cantina per anni).
Tag: arcobaleno, profumi, tipi di tè
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17 ottobre 2005 alle 18:27
Conosco qualcuno che amerebbe molto il tuo blog, stasera glielo segnalo.
Ciao,
Pablo
17 ottobre 2005 alle 20:44
Molto interessante. Il mio preferito è il gunpowder.
Ti saluto, per restare in tema, con una frase tratta da una canzone di Ivano Fossati: “Ha ben piccole foglie la pianta del tè”.
Buona serata,
a.v.
17 ottobre 2005 alle 23:42
grazie a te della visitaa
ripasserò dalle tue partii
17 ottobre 2005 alle 23:57
@spassky
Resto in attesa allora.
@avreivoluto
Meraviglioso Fossati, non avrei potuto desiderare saluto migliore.
@piattaforma
Benee ti aspettoo alloraa
18 ottobre 2005 alle 10:01
Stavolta ti commento anche io
DD
Mi hanno regalato del Pai Mu Tan, dicendo che è un thé che non agita, anzi tende a rilassare. Il sapore… mmmh… per uno che ama l’Early Gray (bergamotto, no?)… non è un granchè, per me. In compenso, pare che (proprio perchè non lavorato) Mao lo fumasse in quantità industriali, e non ha mai avuto nemmeno un po’ di tosse in vita sua. Beh, ho provato a fumarlo, e sai che non è male?
Ma a parte questo, ti risulta che abbia propietà distensive?
18 ottobre 2005 alle 13:54
@NYBRAS

Posto che non basterebbe un camion di tè a rilassarti, qualora ci fossero delle proprietà, temo sarebbero valide solo per le foglie che si bevono
Ad ogni modo, sì, pare abbia proprietà distensive, tanto che spesso viene consigliato insieme
alla melissa o alla lavanda per combattere l’insonnia.
18 ottobre 2005 alle 17:27
Amo bere il the da sempre e a tutte le ore del giorno. Il the verde lo sorseggio ai pasti con una goccia di limone perchè lo trovo dissetante e perchè spero sempre che aiuti a dimagrire. Non ho mai compreso perchè, se mi capita di assaggiare del caffè nel pomeriggio, rimango sveglia tutta la notte, mentre se bevo il thè, anche la sera tardi, non ho alcun effetto eccitante. L’unico problema è che qui da me è difficile reperire tutti i tipi di cui tu parli, e spesso nelle erboristerie che trattano questo prodotto, lo vendono sfuso,e suppongo anche scaduto, perchè ha perso parte del suo profumo. Mi devo accontentare del twinings
18 ottobre 2005 alle 17:28
oh Oh, hai già risposto ad una delle mie domande, ma non era un eccitante il the?
18 ottobre 2005 alle 17:54
sono passata qui stamattina un po’ di corsa. ora sono ancora di corsa ma un tè lo prenderei volentieri. uno a tua scelta
è bellissimo questo posticino!
18 ottobre 2005 alle 19:18
Lascio l’onore della scelta alla padrona di casa: io posso solo porgere la mia tazza con ansiosa gioia….
18 ottobre 2005 alle 20:34
ed allora ci si ritrova nella casa del te…
C’è qualcosa che mi affascina nel legame intellettuale che ritrovo sempre in te.
Anni fa (forse avevo la tua età) cominciai a scrivere una storia dal titolo “la donna del te”…
E’ sorprendente un blog così specifico.
Sorprendente, caldo e profumato.
Ah.. io di puer ne ho una piccola serie, tutti dai 14 ai 10 anni di anzianità
Non so dove abiti, ma a Roma… c’è un posto splendido. Ce ne sono diversi, a dire la verità…
Un abbraccio e un grande grazie per questo blog.
Isabella
19 ottobre 2005 alle 00:17
@Senzapiutempo

Allora questo è il posto adatto a te
Vedi, la parte solubile di una foglia di tè è composta dal 2 al 5% di teina, lo stesso alcaloide che si ritrova nel caffè. Ma se una tazzina di caffè ne contiene mediamente 130 milligrammi, una tazzina di tè ne conta solo 50 milligrammi. In più, l’azione della teina viene in parte annientata da alcuni tannini contenuti nell’infuso.
Spediscimi per email il tuo indirizzo, potrei provvedere a spedirti io un tè diverso, uno ogni mese
@amaramente
Grazie.
Beh di corsa direi di preparare un tè verde, quello col minor tempo di infusione! Uno all’arancia?
@Masso57
Per te, il China Mu Dan.
E’ un tè a cui è stata data una forma specifica, quella del fiore. Ogni fogliolina viene singolarmente legata alle altre in forma circolare sino a quando si forma una perfetta riproduzione del fiore. Al momento dell’infusione il Mu Dan comincerà ad aprirsi: un grande effetto pari ad un ottimo gusto, leggero e delicato.
@scialliventagli

Le vecchie amiche quando si rincontrano si raccontano quasi sempre davanti ad una tazza di tè.
Sarei curiosa di leggere la tua storia (e da quando tu sapresti la mia età?!)…
Ricambio l’abbraccio, con lo stesso calore che ha saputo trasmetterti questo blog
A presto.
18 settembre 2009 alle 08:28
ciao Acilia, dalla Cina non mi son portata nessuna teiera…più che altro per il poco tempo a disposizione avuto per lo shopping, ma almeno dei tè in fiore sì, ne ho presi di tre tipi…..ma tu pensi che mi ricordi il nome? non sarebbe da me
) il tè in particolare al gelsomino lo avevamo molto spesso come “aperitivo” ad ogni pranzo o cena, grazie per dare tutte queste interessanti informazioni e complimenti per questa dependance!